Domenica, 5 Settembre 2010

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Benvenuti nel caos

Vignetta di Santamaria

CHIOGGIA - Come in certi film western, forse la città era troppo piccola per tutti e due. Il sindaco Romano Tiozzo e il suo ex assessore ai Lavori pubblici Gian Paolo Convento. Come in certi film western, dopo una serie di scaramucce e provocazioni è suonata l’ora del duello.

Nessuna Colt da estrarre per primo dalla fondina. Solo una lettera. Il 22 giugno Convento ha ricevuto una lettera con la revoca delle deleghe da assessore. Il sindaco lo manda a casa. «Me lo aspettavo. Da settembre dello scorso anno, il vero assessore è il dirigente: l’ingegner Giuseppe Lisetto. Il sindaco parla solo con lui», racconta Convento. Fatto fuori Convento, però, Romano Tiozzo si è messo contro gli uomini del Pdl di Renato Chisso. In particolare Brunetto Mantovan. È l’epilogo della terza crisi di giunta vissuta dall’amministrazione Tiozzo. La prima seguì al licenziamento di Massimiliano Malaspina da assessore al Turismo. La seconda fu del tutto diversa. Li chiamavano i “dissidenti”: Massimo Aprile, Giovanni Di Giovanni e Manuel Penzo. Chiesero, nel 2009, le dimissioni di Beniamino Capon da assessore al Bilancio. Capon, nel frattempo, divenne consigliere provinciale e capì quanto fosse indispensabile sacrificarsi per la tenuta della coalizione: Aprile votò contro la sua maggioranza in un paio di occasioni. Il primo settembre Capon si dimise e entrò in giunta Manuel Penzo. Stavolta, invece, è il turno del caos. Tanto che Pino Penzo e Lucio Tiozzo del Pd, invocano le dimissioni e parlano di «fallimento totale di un’amministrazione che cambia per oltre la metà i suoi assessori». Perini, nome storico per gli azzurri a Chioggia, si dimette il 31 maggio, anticipando di qualche giorno un certo siluramento. Divergenze con il dirigente (uomo di fiducia del sindaco). Qualche ora dopo la sua clamorosa decisione, l’architetto dice: «Mi dimetto perché l’Edilizia privata non funziona. È un settore dove non possono essere ammesse discrezionalità». «Settore dove non ci possono essere discrezionalità», dice il sindaco quando annuncia che la delega allo stesso assessorato passa a Nicola Pecchie. Sembra la stessa cosa; lo è, ed è grave. Chi ha ragione? Forse, però, l’Edilizia privata non conta poi così tanto. Romano Tiozzo tiene infatti per sé l’Urbanistica: «Agli incontri con gli investitori è bene che il sindaco dica la sua direttamente», dice. Tutto fila, gli strumenti ci sono: la Variante al PRG è approvata, si preparano i primi piani attuativi, il documento preliminare del PAT (Piano di assetto del territorio) è stato redatto. Perini, l’architetto convinto che la nautica sia il futuro di Chioggia e che gli architetti Mario Botta e Aurelio Galfetti potessero ridisegnare Sottomarina, in un certo senso, aveva già concluso il suo lavoro. Convento è un’altra storia. Sindaco e antisindaco, in un certo senso. Come il papa e l’antipapa. «È nota la mia personale difficoltà a gestire i rapporti con Convento. Non è una questione di capacità, ma di metodo del rapporto politico: non rispetta i ruoli. Ma le priorità le decide il sindaco non l’assessore», ha detto Romano Tiozzo per motivare il licenziamento. Al suo posto va Massimiliano Tiozzo Caenazzo, eletto con la civica del sindaco “Chioggia Popolare”. Ma non è finita qui. Anzi, non è nemmeno questo l’inizio. Il Dialogo ve l’aveva detto. Il nuovo uomo forte del Pdl si chiama Moreno Teso (area An). A novembre Teso chiede al sindaco la testa di Nicola Pecchie. Trovate uno più a destra di Pecchie a Chioggia! Eppure Teso sostiene che Pecchie non rappresenta più An. Le cosa viene accantonata. Fino a quando, nelle trattative coi partiti per il rimpasto di giunta, spunta il nome di Claudio Bullo. Così è stato. Il gruppo dei consiglieri filo-Teso (Aprile, Mancini, Bullo e Renzo Donin) l’ha spuntata e il sindaco ha dovuto accettare che i suoi più acerrimi avversari sulla questione del nuovo ospedale portassero nella sua giunta un loro uomo. Entra in Consiglio Valentina Sartore, che, manco a dirlo, riconosce Moreno Teso come leader politico. «Dopo venti giorni di trattative, non sono riuscito ad avere il consenso che pensavo di avere. Ho trovato solo veti incrociati che mi obbligavano a scelte che non corrispondevano alla mia volontà. Oggi la legge dà ai sindaci grande autonomia nella scelta dei collaboratori. Questa è la loro forza», dice Romano Tiozzo durante il primo tempo del rimpasto. Sì, perché dietro lo scontro con Gian Paolo Convento si cela un conflitto meno personalistico di quel che si creda. C’è un modo di intendere il rapporto tra istituzioni. Per Brunetto Mantovan e Gian Paolo Convento, uomini che rivendicano con orgoglio le proprie radici nella Prima Repubblica, il sindaco ha troppo potere. Per Romano Tiozzo, i sindaci devono esercitare il loro potere perché «sono i cittadini ad eleggerli, non i partiti». Poteva durare? Ma il caos non è finito qui. La Lega voleva la testa di Sandro Todaro. L’antagonismo del vice sindaco col segretario del Carroccio in città, Massimiliano Malaspina, era giunto al culmine. «O io, o lui», aveva detto Malaspina per farsi rieleggere segretario. Programma semplice. Todaro aveva dato una mano, e forse anche due, a Tiozzo a licenziarlo nel 2008, e la vendetta, si sa, è un piatto che va servito freddo. A casa lui, Berto (Turismo) e Conselvan (Orticoltura), chiedeva Malaspina. Occorre un ricambio. «Io non mando via nessuno, se non ho motivo. Per me è prioritaria la dignità delle persone. Metti che poi parte qualche ricorso al Tar», diceva Tiozzo. Ma poi ha dovuto cedere. I numeri sono i numeri. Il Carroccio, si sa, è una caserma e se Tiozzo non avesse scaricato Todaro gli sarebbero mancati tre voti in Consiglio. Però ha scaricato l’uomo dell’apparentamento. Risultato: per non perdere i voti di Marcello Gorini e Silvano Dianin, fedelissimi di Todaro, Tiozzo propone l’ex vice sindaco come vice presidente all’assemblea dei soci di Veritas. Carica che spetterebbe alla quota di Forza Italia. Ecco. Bastonata per due volte, Forza Italia si vede “scippare” anche la rappresentanza in Veritas. Dopo aver vinto il duello con Convento, inizia così il Vietnam di Romano Tiozzo. C’è da giurare che Brunetto Mantovan inizierà ora a fare quello che sa fare davvero bene: la guerriglia. Costretti ai margini della vita amministrativa della città, gli uomini di Forza Italia inizieranno a far le pulci a delibere e determine. In attesa del 14 luglio, giorno in cui Convento chiamerà a raccolta i suoi elettori per dare inizio alla sua campagna elettorale. Il 2012 è domani.

 

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