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SOTTOMARINA - La hall hi-tech dell’hotel B4 di Padova, quello nella torre rossa che si arrota, ospita pranzi di lavoro, stanchi partecipanti ad un convegno di coltelli tedeschi e ospita noi e Thorn, frontman del 7.2, che arriva con codino e baffetto d’ordinanza, occhiale fumé e berretto a frontino.
Il 13 giugno il 7.2 ha dato il vero inizio alla stagione estiva 2010. A dirla tutta, il meteo anche quella sera ha rotto le uova nel paniere dello staff 7.2 e di tutti quelli che erano lì per attendere il nuovo spettacolo «come non l’avete mai visto prima», si leggeva nei volantini. «Con quel tempo purtroppo abbiamo dovuto rinunciare a parte dello spettacolo. Poi, quando il cielo si è rasserenato, è partito un giro di telefonate e tanti che erano già sulla via del ritorno hanno fatto inversione e sono tornati sulla spiaggia. Quando l’ho saputo mi ha fatto molto piacere, era una data che aspettavamo da tempo, questo significa che non eravamo i soli» racconta Thorn, mentre ci sistemano i microfoni. Da quest’anno il 7.2 è affiancato da Zed!, che darà ancora più visibilità (e organizzazione) a un evento che è già un’istituzione dell’intrattenimento.
Quasi 17 mila fan in Facebook, per molti il termometro virtuale di quello che succede poi fuori, sulla sabbia. Com’è nato il 7.2?
«Lavoro nelle discoteche da molto tempo e così anche molti dei miei amici. Il problema di questo mestiere è che spesso ognuno di noi lavora in un locale diverso e quindi difficilmente ci capita di fare una serata assieme, tra amici veri. Un giorno, a Sottomarina, io, Keller (dj del 7.2, ndr) e gli altri abbiamo pensato di organizzare una serata che ci potesse unire tutti. Vedi? Già dall’inizio Sottomarina ci ha scelti e noi abbiamo scelto lei. È un matrimonio che ormai dura da cinque anni. Un litorale che non ha niente da invidiare alle blasonate Jesolo e alla riviera romagnola. È nato così, cinque anni fa, il mercoledì targato 7.2. Nessuna discoteca faceva più la serata infrasettimanale. Noi siamo riusciti a intercettare tutta quella gente che aveva voglia di spezzare la settimana divertendosi un po’».
Si sentono mille leggende sul nome 7.2, perché questo marchio?
«Il 7 è un numero esoterico, che ritorna in molte religioni. Diciamo che abbiamo preso la distanza da Venere al Sole e l’abbiamo un po’ modificata a nostro piacimento. Venere da sempre è stato un pianeta molto presente nelle culture antiche, è l’unico del sistema solare a portare il nome di una divinità femminile. Inoltre la sua luminosità apre e chiude la notte. Come i nostri eventi».
Dicono che il vocalist è importante quanto il rum in una festa. Qualcuno ti ha teso il testimone del più famoso vocalist degli anni ’90, Cristiano, qualcun altro ha storto il naso. Chi vuole essere invece Thorn?
«Faccio un po’ fatica a darmi un appellativo, a rispondere alla domanda “cosa fai?”. Mi piace intrattenere la gente, la sento come una cosa naturale da quando facevo le recite alle elementari o salivo sulla sedia alle cene coi parenti. I vocalist stanno vicino al dj, in consolle, io sto in mezzo alla gente, tasto il loro polso, dialogo con il pubblico. La mia voce è importante quanto la loro, io servo solo a catalizzare le loro energie. Credo che ciascuno, preso singolarmente, abbia i propri difetti, i propri problemi, ma insieme, supportati dagli altri, la gente diventa pura».
Oltre a vocalist, direttore artistico del 7.2.
«Ecco, direttore artistico mi fa un po’ sorridere, è un nome troppo roboante forse, ma è quello di cui mi occupo. Per organizzare un 7.2 ci vuole un mese intero, molta collaborazione e professionalità. Quando penso al successivo 7.2 l’obiettivo rimane stupire. Stupire il pubblico e stupire anche me. La vita perde la sua unicità quando non si hanno reazioni, emozioni, quando rimane piatta. Anche quando penso allo spettacolo mi metto dalla parte dello spettatore: scendo dal palco, guardo il suo effetto complessivo e l’impatto che può avere».
Non è che poi molli tutto e ti metti a fare il divo?
«La notorietà è un regalo che la gente ti fa. Ma per me è un continuo mettersi alla prova. Oggi è molto in voga quel divismo di chi non sa fare niente, dei concorrenti dei reality per esempio. Io credo che se non sai cosa dare agli altri, se non interagisci con la gente, il divismo non serva a niente. Io non sono un divo, ma un ingranaggio del 7.2, magari quello più evidente. Perché sono circondato da persone che sanno fare il loro lavoro. Ma è il marchio 7.2 che deve dare la firma alle cose. Un ragazzo una sera mi ha mostrato il suo braccio su cui era tatuato il logo 7.2. Scelta azzardata, ma mi ha colpito. Se ci fosse stato scritto Thorn mi sarei preoccupato di più».
Qual’è allora il segreto del successo del marchio di fabbrica 7.2?
«Credo sia un insieme di fattori. Innanzitutto è nato tutto con l’intento di alcuni amici di divertirsi assieme. E, si sa, il sorriso è la malattia più contagiosa. Collaboriamo con dei professionisti che sanno come concretizzare le nostre idee. Siamo un gruppo forte, ciascuno con i suoi ruoli definiti, non ci sono primedonne. Infine, non perdiamo mai la voglia di meravigliarci e di meravigliare, che, forse, è la cosa più importante».
Le prossime tappe della carovana 7.2?
«La festa di luglio 2009 a Sottomarina è stata un punto di non ritorno. Abbiamo capito che dovevamo andare oltre, rischiare per dare al pubblico quello che si meritava. Il palco del 13 giugno scorso ha provato a dare questa risposta, ma per il meteo non tutto è andato come doveva. La partnership con Zed! ci permetterà di crescere e poter organizzare eventi anche fuori dal Veneto, per andare incontro a tutta quella gente che ogni arriva a Sottomarina da Bologna, da Brescia e da altre città d’Italia. Ma soprattutto, quello che mi preme, è dare una nuova idea di spettacolo, meno legata all’evento dance, aggiungendo qua-
lità e livello artistico. Ho portato mia madre una volta a un 7.2 e si è divertita. Ecco, non voglio che il 7.2 sia relegato ai giovani, ma deve diventare una festa di tutti, offrendo uno show completo a tutti i livelli».
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