VENEZIA - Dove vuole arrivare Moreno Teso? C’è poco da discutere: a giudicare dai movimenti interni nella compagine pidiellina a Ca’ Corner, l’ex segretario provinciale di Alleanza nazionale ha di che sorridere. Il Popolo delle libertà in Provincia, ormai è inconfutabile, pende sempre più verso An.
La componente di Forza Italia, incredibile solo qualche mese fa, è alle corde. Spinta in minoranza dagli eventi e dalle circostanze, lascia campo libero all’ascesa incontrastata del neo consigliere regionale e coordinatore del partito leader del centrodestra. Già, perché le anime, o correnti, comunque si voglia chiamarle, nel Pdl ci sono eccome, e adesso iniziano a inasprire necessariamente i rapporti di forza. Chi diceva che Alleanza nazionale avrebbe finito per annullarsi nella creatura di Berlusconi alla fine ha dovuto ricredersi. Teso ne è l’esempio: ha persino fondato “I Trecento”, associazione culturale che si ispira agli irriducibili di Leonida lo spartano. Un po’ di radici, e un tocco pop, sull’onda del successo del film di Zack Snyder.
Per capire un po’ meglio le dinamiche che hanno portato a questo ribaltamento degli equilibri interni, occorre fare un passo indietro, esattamente a un anno fa. Subito dopo il trionfo di Francesca Zaccariotto alle Provinciali, infatti, il rapporto tra Fi e An su 12 consiglieri era di sette a cinque per gli azzurri. Con la spartizione dei posti in giunta, sono arrivati i primi malumori e, di conseguenza, il primo passaggio. Paolo Fontana, pupillo di Renato Chisso, aveva creduto di essere uno dei principali candidati a ottenere l’assessorato al Bilancio. E invece, vuoi per un motivo, vuoi per un altro, è rimasto a bocca asciutta. Fontana, sentendosi tradito, ha preso armi e bagagli e si è trasferito senza troppi ripensamenti nello schieramento di Moreno Teso. A questo punto, il rapporto era di sei a sei. Perfetta parità, fino a quando Giancarlo Stival, poco più tardi, ha pensato bene di seguire a ruota Fontana facendo pendere l’ago della bilancia per sette consiglieri a cinque dalla parte di An.
Il colpo di grazia è arrivato dal Cavallino: Roberta Nesto, delusa dopo l’esito delle Comunali che avevano premiato l’altro pidiellino, Claudio Orazio, è stata l’ultima ad abbandonare l’ormai sparuto gruppo di forzisti. Ricapitolando: partiti da un sette a cinque per Forza Italia, si è arrivati a un rapporto di otto a quattro per gli ex Alleanza nazionale. E qui, salta la prima testa, quella di Beniamino Boscolo Capon. Il giovane consigliere clodiense era stato nominato capogruppo a maggioranza con sette voti favorevoli e cinque astenuti: neanche a dirlo, gli uomini di Teso. Ribaltati gli equilibri, è bastato un nonnulla a farlo destituire. Una posizione contraria alla chiusura del Gral, e tanti saluti al capogruppo. L’impressione, insomma, è che la faccenda relativa al Gral, sia stata il classico paravento per una decisione che, ormai, era già stata presa. Al suo posto, i dodici (o meglio gli otto) hanno votato Gianmarco Corlianò.
Ma a cosa porta questo cambio del vento? Semplicemente a un Pdl in frantumi. Un blocco di otto voti che è in grado di fare la differenza. Lo sa Moreno Teso, lo sa Francesca Zaccariotto, lo sa Mario Dalla Tor. Soluzioni? Siamo a livello di fantapolitica, ma non troppo. L’unica via possibile, è rimescolare le carte tra giunta e Consiglio, in maniera da ristabilire gli equilibri. A Ca’ Corner si vocifera di sacrificare un paio di assessori per portare in giunta due uomini di Teso. Gli agnelli sacrificali sarebbero Claudio Tessari e Paolino D’Anna. I “silurati” (se saranno i due assessori in questione a perdere il posto) avranno di certo qualcosa da ridire se il piano di cui tanto si discute a palazzo dovesse andare in porto. Al loro, posto, subentrerebbero due ex An, premettendo così quella rotazione che consentirebbe l’ingresso in Consiglio di due pidiellini forzisti. Quel che è certo è che da questa operazione, Teso perderebbe due consiglieri ma acquisterebbe altri due uomini nella squadra di governo di Francesca Zaccariotto, cinque in tutto compresi i tre assessori attuali: Paolo Dalla Vecchia, Raffaele Speranzon e Giuseppe Canali.
E qui, torniamo alla domanda iniziale: dove vuole o dove può arrivare Moreno Teso? O meglio, come sfrutterà al meglio il vento in poppa di questo momento d’oro? Due le alternative: imporsi da leader in una squadra di giunta composta da cinque assessori ex An, o dirigere le operazioni di un gruppo consiliare sempre più a sua immagine e somiglianza. Quel che è certo è che non ci saranno scissioni clamorose: il suo punto di riferimento romano è sempre stato l’attuale Ministro ai Trasporti Altero Matteoli, quindi la tendenza sembrerebbe quella di chi vuole fortemente rimanere all’interno del Pdl, magari per ritagliarsi un ruolo da protagonista. Certo, per scavalcare Renato Chisso, colonna inamovibile tra i leader del partito, la strada è ancora lunga, lunghissima. Ma Teso ha i suoi buoni motivi per essere ottimista: le elezioni regionali per lui sono state un vero successo, con 9.084 preferenze, solo a Chioggia ha raccolto un bacino elettorale di oltre 900 voti. A spingerlo sempre più in alto, non solo le preferenze dei cittadini ma le scelte dei colleghi di partito, accorsi numerosi sotto la sua ala in pochi mesi di governo provinciale. La strada è aperta.
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