CHIOGGIA - Donne e lavoro. Si rischia di incappare in stereotipi, di fare domande sbagliate, troppo intime. Come l’ha presa la famiglia, per esempio. A un medico di solito non si chiede come l’ha presa la moglie. Si dà per scontato che l’abbia accettato
. Lo stesso dovrebbe succedere per le donne. Ma anche loro a volte hanno sbagliato, a cercare di imitare l’uomo per ricoprire ruoli di solito maschili. La donna con i cosiddetti, i rampanti anni Ottanta, le spalline, la Melanie Griffith di “Una donna in carriera”, per capirci.
Poi si incontrano le protagoniste di questo articolo e ci si rende conto che gli stereotipi e le spalline, oltre che fuori moda, non c’entrano nulla. Nicoletta, Lucia, Antonella e Natalina nel loro lavoro, che spesso vediamo fare agli uomini, mettono un ben visibile tocco femminile. E non è un neo. Spesso è il motivo del successo delle loro professionalità. Il neo, invece è nel numero. Le donne libere professioniste o imprenditrici sono già poche in tutt’Italia, figuratevi a Chioggia.
Nicoletta Munari assieme ad Anna Berto e Donatella Munari tre anni fa hanno inaugurato il primo studio legale associato tutto al femminile. Per una bella coincidenza rappresentano tutta la Provincia Sud. Donatella Munari è cavarzerana, Anna Berto fa il sindaco a Cona. E lei, Nicoletta Munari, chioggiotta.
È partito tutto con un sms, il primo gennaio 2007 quasi come proposito per il nuovo anno e in meno di undici mesi erano lì, a festeggiare l’inaugurazione dello studio. «Siamo tutte e tre alla pari e quello che ci ha fatto mettere in società è stata la nostra amicizia, i nostri viaggi assieme, oltre che la passione per il nostro lavoro». La scelta giusta dei collaboratori è importantissima, per questo tra di loro, dice Nicoletta, «c’è molto ascolto e confronto», non solo a livello lavorativo. Ascolto e mediazione che si rivelano essere necessari per il loro profilo professionale, concentrato soprattutto in diritto di famiglia e dei minori.
Dunque c’è la libera professionista, poi l’imprenditrice. Natalina Varini, dice che suo marito Orlando Barbato della Rom Plastica è stato «la mente», mentre di sé dice che nell’azienda ha messo «la capacità di costruire».
Partiti alla fine degli anni Sessanta con un furgone per Milano a vendere ortaggi, scoprono che patate a carote nella metropoli si confezionano con delle reti di plastica. Tornano a casa, acquistano un macchinario di seconda mano e dopo trent’anni realizzano oltre la metà del loro fatturato con l’estero. Australia, Canada, Israele, Germania, Grecia soprattutto. Reti per l’aglio, gli agrumi, le vongole, le cozze, reti antiurto per imballare i mobili, fino a un modello brevettato. E lei che ti spiega tutto: processo produttivo, macchinari, mercati. Te la immagini mentre magari prende la chiave inglese per sistemare una macchina e dirige il lavoro dei suoi venti dipendenti, tutti uomini. A dire il vero, oggi sono i tre figli a guidare l’azienda. «No me piaxe far la parona», dice con quel poco di accento padovano che ancora conserva.
La Rom Plastica è la media impresa più importante della Confartigianato locale, eppure Natalina Varini non ha mai voluto ricoprire incarichi nell’associazione. «Non ho mai avuto tempo per queste cose», taglia corto come se si stupisse che altri invece ci riescano. Lei si occupa di controllo qualità, ma soprattutto porta avanti una lotta politica, per lei vitale. «Avremmo bisogno di più spazi, ma il Comune non ci ascolta; anzi, vorrebbe far passare una strada tra lo stabilimento e l’area dove potremmo costruire il nuovo magazzino». Le esportazioni volano, la burocrazia tira il freno a mano. E le donne imprenditrici dove sono? «Dove vuoi che siano, se a Chioggia non ci sono spazi per creare le imprese?». Ricevuto. Si va al ristorante. Lucia Doria è la chef del “Ai Dogi”, presente in svariate guide gastronomiche. Aperto nel ‘99, per una serie di coincidenze, ricorda Lucia, ha «coinvolto da subito tutta la famiglia». La figlia Annalisa, che ci ha creduto da subito è addetta ai dolci, Gildo è sommelier e direttore di sala.
In cucina ci sono - oltre a un aiuto cuoco - soltanto donne. E non si sceglie per curriculum, si sceglie per sentimento. «L’ingrediente principale di questa cucina è il partecipare ognuno alle vite degli altri, l’unione, e questo credo si senta e arricchisca il nostro lavoro e magari anche i nostri piatti».
Antonella Battuello, infine, è la nuova primario del reparto di Geriatria dell’Ospedale di Chioggia. Dall’87 è medico e lavorando nel territorio nella medicina di base sente di avere un’attenzione particolare per l’anziano e sceglie la Specializzazione in Geriatria. «Le donne mi fanno le congratulazioni e mi fermano per dirmi che sono contente, che finalmente anche nella sanità chioggiotta c’è un’apripista». Una delle cose che Antonella vuole migliorare nel reparto è l’accoglienza, «perché l’anziano è un paziente particolare, deve sentirsi a casa, protetto» e l’occhio di una donna medico e del personale infermieristico del reparto, quasi tutte donne, sarà di certo più attento a questa dimensione.
Parlare con queste donne del loro lavoro significa parlare di una cosa viva, tutta loro. E basta entrare nei loro studi, nelle loro cucine, per capire da sé come l’ha presa la famiglia.
Dietro una grande donna c’è un grande mondo fatto di affetti e di sensibilità diverse. Non rimane nulla fuori dalla porta, ma diventa tutto forza. Una forza che fa dire a queste quattro donne, al di là dei sacrifici e dei momenti duri, che rifarebbero tutto, come il primo giorno.
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