Martedi, 7 Settembre 2010

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Pronti per Shangai

politica

SOTTOMARINA - C’era una volta Il Milione, l’opera del mercante Marco Polo, che raccontava del suo viaggio attraverso l’Oriente fino alla Cina, tra regioni sconosciute, esotiche e meravigliose. Molto tempo dopo arrivarono Le città invisibili, uno dei capolavori di Italo Calvino, che proprio da un ipotetico dialogo tra Marco Polo e il Kublai Khan, narrava delle città visitate dal mercante, delle loro forme e delle loro particolarità più nascoste agli occhi non attenti. La parte invisibile, appunto.

Proprio da questi spunti letterari, sembra partire la mostra “Sensitive City”, che vedrà Chioggia tra le protagoniste nel prossimo Padiglione italiano dell’Expo Universale di Shangai. Il padiglione sarà inaugurato il prossimo primo maggio e ha come tema “Better city, better life” (ovvero: Città migliore, vita migliore). Ma andiamo con ordine. Tutto nasce da un bando del Ministero degli Esteri e dall’idea dell’agenzia di comunicazione milanese Studio Azzurro di poter disegnare una città utopica, una città del prossimo futuro costruita attorno a componenti meno appariscenti e più profondi rispetto alla pura estetica: l’esperienza dell’uomo, le testimonianze, le particolarità e le leggende di chi vive in alcune delle città storiche italiane. Un passo indietro quindi, per poter essere più coscienti dei passi successivi, in un presente da molti considerato aggressivo e fuori controllo. Un passo indietro supportato però dalla tecnologia. Per la realizzazione di questa città infatti, Studio Azzurro ha pensato di “catturare” persone e luoghi concreti, e di proiettarli virtualmente in un’installazione – la Sensitive City – all’interno del Padiglione italiano. Il risultato è la creazione di una città astratta ma reale allo stesso tempo, fatta dei visitatori (in tutto l’Expo se ne attendono qualcosa come settanta milioni) e dei personaggi virtuali ripresi durante i viaggi nei territori prescelti, e che grazie ad un sistema interattivo potranno essere fermati per raccontare la propria storia mentre di volta in volta si costruiranno i paesaggi attorno. E qui entra in scena Chioggia. Studio Azzurro proponeva un ventaglio di città possibili, la cui rosa si è progressivamente ridotta a sei: Trieste, Lucca, Matera, Siracusa, Spoleto e Chioggia. Città scelte perché singolari se non uniche, con un centro storico molto caratterizzante e tante storie da raccontare. Chioggia diventa così “la città fl uttuante”, i chioggiotti diventano cittadini di questa installazione, il Corso del Popolo una delle sue vie principali. Ma non solo Chioggia, tutto il suo territorio, con le sue molteplici dimensioni e attività, ne diventa protagonista. «L’obiettivo è mostrare le maggiori peculiarità della nostra città, non di farne un’apologia turistica o una vetrina espositiva. Come se uno straniero arrivasse qui e chiedesse al primo viandante di raccontargli una storia. Solo che il luogo diventa relativo, perché inserito in una rete diversa» esordisce Enrico Veronese, che nel ruolo di logistic manager si occupa della selezione dei personaggi e dell’organizzazione delle riprese. Sessantadue i prescelti, di tutte le età e estrazione sociale; oltre a una sessantina di comparse, a formare un gruppo eterogeneo e colmo di contenuti. «Chioggia ha molte anime, ha il pescatore, il contadino, il pendolare, l’artista, l’artigiano. Quello che vogliamo è far emergere chi sono i chioggiotti, cosa portano in dote, come vivono il loro mare, le loro terre e le loro calli. Senza strafare. Chioggia come città del mondo, fi nalmente». Se alla presenza dell’ennesima telecamera Chioggia correrà il rischio di strafare, come spesso è accaduto in passato, lo si saprà solo dal primo di maggio. Il vestito goldoniano non è facile da togliere. Ma in fi n dei conti, è una storia da raccontare anche questa.