Chioggia è ancora l’evento che non c’è. Per spiegarvi cosa intendo e in che senso questo sia legato al futuro turistico della città, vi racconto un episodio.
A 29 anni, mi trovavo a Viterbo per la festa di Santa Rosa: cento persone incatenate sotto un baldacchino enorme di oltre cinquanta quintali, con una colonna di intarsi di legno alta più di trenta metri e la statua della santa in cima, percorrevano le vie del centro storico dietro la processione e la banda, in salita verso il santuario. Uno spettacolo unico e straordinario allo stesso tempo. Il particolare è che i quei devotissimi “facchini”, sottoposti a sforzi inumani ma tutti volontari, ogni tanto muoiono sotto al baldacchino, tant’è che prima di cominciare la festa ricevono dal vescovo la benedizione. Se capita, diventano altro fardello per i colleghi di percorso,ma vengono portati al santuario. Su un palco non proprio uguale a dove mi trovavo io, Carlo e Diana, allora principi d’Inghilterra.La storia della macchina di Santa Rosa è come quella della nostra Laguna. Straordinariamente unica, esaltante, piena di forti emozioni ma assolutamente sconosciuta. Tutta Europa conosce il palio di Siena e la Camargue, ma nessuno conosce la macchina di Santa Rosa e la laguna Chioggia. Eppure siamo al centro di un sistema fluviale costituito da oltre mille chilometri di canali navigabili. La nostra rete fluvio-lagunare è rara al mondo per vastità e per i centri urbani così belli ed importanti sotto il profilo storico, paesaggistico, eno-gastronomico, balneare ed infine rurale che tocca. Il bacino lagunare che circonda Chioggia costituisce uno dei pochi posti al mondo dove possono convivere pesca sportiva e bird-watching, vita di spiaggia e kite-surf, yacht club e flotta peschereccia, escursioni subacquee in parco marino e vita rurale, gite a cavallo e in bicicletta, gare di motonautica e canottaggio, vela e motore.
Chioggia è uno dei pochi autentici borghi marinari del Bel Paese, ma appena ci si allontana dall’asse stradale Milano-Venezia nessuno ci conosce e pochi ci vengono a fare visita, perché noi siamo come Santa Rosa a Viterbo: l’evento che non è pubblicizzato, l’evento che non c’è. Eppure abbiamo un centro storico di piccole botteghe, di studi d’arte più o meno nobile, dove l’odore del pane si confonde con quello della frutta e verdura della porta accanto. Eppure la nostra laguna non è attrezzata per essere vista e visitata dai nostri ospiti. Mancano i pontili per scendere a terra e per salire in barca fuori dalle darsene private, per esempio. Vogliamo mollare? Vogliamo insomma restare l’evento che non c’è?








