Martedi, 7 Settembre 2010

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I love shopping. A londra, Ovvio!

Un gruppo di clienti  crolla dopo la maratona di acquisti da Primark in Oxford Street

LONDRA - A Londra ci si può andare per molti motivi. Per visitare Westminster e Buckingham Palace, per i tanti club, per le gallerie di arte (Il Dialogo di dicembre ha dedicato un servizio alla Tate Modern), oppure semplicemente perché è una metropoli in cui ti senti al centro del mondo.

Un altro buon motivo per andarci è lo shopping, soprattutto a gennaio. Il 26 dicembre, quel giorno che molti di noi dedicano a quei parenti che non hanno visto il giorno di Natale o agli avanzi del cappone e della pasta al forno, gli inglesi lo dedicano al santo giorno di inizio dei saldi e attendono questa giornata in modo quasi religioso. Una passione che ora sembra diffondersi anche qui in Italia. Dove i tg ci abituano alle code chilometriche davanti ai negozi delle grandi città. Ma gli inglesi non si accontentano di semplici code. Loro ci dormono la notte davanti a porte e saracinesche e non appena aprono, si lanciano a caccia dell’affare. Un’attesa conveniente. Negozi e grandi magazzini, infatti, hanno l’abitudine di scontare le loro rimanenze stagionali anche del 70 e 80% sin dal primo giorno. Ora che la sterlina è quasi pari all’euro e Ryanair ci scarrozza in giro per l’Europa con pochi spicci, organizzare una fuga di là dalla Manica non è impresa difficile. Così provo pure io a infilarmi in questa mischia, alla ricerca del saldo facile. Mi perdo nei mercatini vintage di Camden Town e Spitalfields. I megastore Top Shop, H&M, Uniqlo, Mango, invece, costellano tutta Oxford Street. Qui c’è anche Selfridges, che nel 2009 ha festeggiato i 100 anni di attività.
Ma quello che la gente brama davvero è Primark, dove trovi i saldi tutto l’anno e un raincoat può costare solo 15 sterline. Andarci la prima volta è un’iniziazione: non si sa bene dove sia e sembra di non arrivare mai. L’unico metodo è andare in direzione contraria di tutti quelli che trovi con il mitico sacchetto color cartone. Più ti avvicini alla meta e più se ne incontrano. C’è un momento in cui, ormai senza speranza, si chiedono indicazioni a uno di quelli col suddetto sacchetto che pare abbia pure uno strano sorriso compiaciuto. A volte, poi, si indica soltanto la busta, con sguardo affranto e perso nel vuoto. La risposta è solo un braccio che indica: avanti, ancora.
Ma eccolo, il tempio dell’affare. Entro che sono le 11 e c’è un cielo color fumo di Londra, ovviamente. Gente che arraffa innumerevoli paia di scarpe e improbabili soprabiti, code chilometriche alle casse, corpi stremati all’uscita. Crollo fuori sotto i sacchetti, sono le 16 locali ed è già buio. In tempo per stamparci sul viso quel sorriso compiaciuto.