Martedi, 7 Settembre 2010

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Più doppio cognome per tutti

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SOTTOMARINA - Il protagonista legge l’indirizzo, strappa velocemente la pagina dell’elenco telefonico del bar e parte alla ricerca del misterioso personaggio. Che poi sia, in un fittizio 1955, il giovane padre di Marty McFly in “Ritorno al futuro” o il proprietario della scatoletta dei ricordi infantili nel “Favoloso mondo di Amelie”, non fa differenza.

La differenza è che se il protagonista doveva cercare un non meglio precisato Angelo Boscolo sull’elenco telefonico di Chioggia avrebbe dovuto controllare una trentina di indirizzi. Difatti a Chioggia, per quel quinto della popolazione che di cognome fa Boscolo o Tiozzo nei decenni si sono abbinati dei detti per distinguere le tante famiglie che portavano lo stesso cognome. Un’usanza che però non è mai diventata ufficiale e che nessuna norma ha mai regolamentato in maniera univoca. Basta scorrere l’elenco telefonico per accorgersene. Il detto in questione si trova dopo il nome, posto fra virgolette, messo fra parentesi, prima del nome scritto in grassetto come un cognome, oppure omesso. Dopo anni di lavoro e di incertezze su come risolvere al meglio un problema che pareva non trovare soluzione, il 14 novembre si è tirato un respiro di sollievo. Il sottosegretario al Ministero degli Interni Michelino Davico ha annunciato un decreto che regolamenterà gli atti degli oltre 10 mila Boscolo e Tiozzo. Il detto diventerà quindi a tutti gli effetti un secondo cognome. Il 16 novembre, poi, il sottosegretario, il Prefetto Annapaola Porzio, direttore dei servizi demografici del Ministero dell’Interno, e il Prefetto di Venezia Michele Lepri Gallerano, hanno consegnato la bozza del nuovo decreto al vicesindaco Sandro Boscolo Todaro. Il decreto a breve dovrebbe comparire nella Gazzetta Ufficiale, diventando a tutti gli effetti operativo, mettendo la parola fine ad una lunga vicissitudine burocratica.
Una situazione anarchica che qui, in città, non creava grossi problemi. Tutti avevano capito come funzionava. I problemi iniziavano quando qualche Boscolo o Tiozzo si scontrava con il resto d’Italia, che questa consuetudine non la conosceva. Ecco quindi la difficoltà ad avere il codice fiscale elettronico, indispensabile ormai per gli acquisti in farmacia. Spesso inoltre i nuovi nati fuori Chioggia perdevano nei certificati di nascita il loro detto. Racconta Maddalena Schiavon, veneziana, dal 1994 residente a Chioggia: «Mio figlio Fabio è nato al Lido di Venezia e l’anagrafe ha omesso il detto Cegion. Quando siamo venuti a vivere qui, abbiamo passato due anni in tribunale per rettificare il suo atto di nascita con l’aggiunta del detto, perché per il Comune di Chioggia non era valido. Anche mio marito Riccardo nei documenti aveva perso il detto e li ha dovuti rifare tutti». Il figlio di Maurizio Boscolo Cegion rischiava di rimanere in aeroporto, invece. Racconta la madre che il personale di terra non voleva farlo imbarcare perché nella lista dei passeggeri il suo detto era scritto con due “g”, mentre nel passaporto la “g” era una soltanto. Per altri invece, come alla famiglia Boscolo Chielon, che nell’elenco è presente con due “l”, non fa troppa differenza, «lo scrivano un po’ come vogliono, a noi non interessa», dice Luigi Boscolo. Interessa invece a quelli che hanno un detto curioso, magari un poco imbarazzante. È il caso dei figli di Brunello Tiozzo Cagarella. «No, non abbiamo mai avuto problemi amministrativi, ma io e mio fratello siamo andati all’Ufficio Anagrafe per eliminarlo dai nostri atti ufficiali».