Giovedi, 9 Settembre 2010

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Ma poi, chi pagherà il conto al ristorante?

Canocia

CHIOGGIA - «Non vorrei che i pescatori si presentassero sotto il municipio o in Regione il 29 maggio a protestare; perché deve essere chiaro che la direttiva UE va rispettata e occorre accompagnare gli armatori che non sono prossimi alla pensione verso altri tipi di pesca, ma dalle associazioni di categoria non ho ancora ricevuto una proposta in merito. 

Anzi, nemmeno i dati su quante barche praticano la pesca sotto costa». Nicola Pecchie ci torna così sulla questione della pesca entro le tre miglia. Mette le mani avanti e dà una strigliata alle associazioni di categoria. La faccenda è tremendamente seria: il 31 maggio 2010 segnerà la fine della piccola pesca costiera. Se detta così non dice niente, perché si pensa che tanto si possa andare a pescare un poco più in là, mettiamo così allora: stop alla pesca delle seppie, delle acquadelle, delle canoce. Eppure la si sta lasciando passare quasi in sordina. Le associazioni, al Ministero ci vanno sì. Ma è prevedibile che un corteo con striscioni, magari a Venezia, a maggio lo si vedrà. Chissà se numeroso come per la protesta contro il caro gasolio del 2008.
Certo, una canocia in meno non fa paura quanto una centrale nucleare in più; magari sotto casa. Eppure basta davvero poco per capire il disastroso effetto sull’economia del turismo enogastronomico che la fine della piccola pesca provocherà. Chioggia potrebbe diventare la cittadina della centrale nuclare; forse. Ma di certo dal 31 maggio prossimo sarà un po’ meno città del pesce. Magari certi prodotti li si troverà lo stesso, pescati da chi non potrebbe avvicinarsi sotto costa e a prezzi stellari. Auguri. Non di Natale, ma per quando vi alzerete da tavola al ristorante e pagherete il conto.
Le associazioni, al di là della strigliata di Pecchie, non mollano. Sperano in una proroga, che però dovrebbe far leva sul fatto compiuto. Tattica che a Pecchie non piace.
Per Enzo Fornaro di Federcoopesca «il toro va preso per le corna con una proposta politica e tecnica. Posto che è cambiato il Parlamento europeo e il commissario alla Pesca, le città venete in particolare devono sottoporre a Bruxelles una urgenza di carattere politico e verificare la possibilità di un ulteriore differimento di un anno». Non «per tirare a campare, ma per ridurre pressione della pesca sotto costa, indirizzando le barche di più grandi dimensioni alla pesca in altri ambiti, perché non possiamo essere noi i liquidatori di questa flotta». Gli fa eco Antonio Gottardo di Legapesca: «Proprio per presentarci con un documento che valuti l’impatto socio economico della direttiva UE, abbiamo cofinanziato la ricerca diretta dal professor Paolo Leon (Università di Roma 3, ndr) per la Fondazione della Pesca di Chioggia». Il conto alla rovescia continua, e segna meno sei mesi.