CHIOGGIA - Talento, passione, serietà nel lavoro e tanta abnegazione. Sono queste sono le caratteristiche principali che bisogna avere per diventare lo “Schumacher” dei mari.
C’è uno chioggiotto che queste caratteristiche le possiede tutte. Non solo. Oltre che pilota, è anche costruttore e meccanico delle proprie imbarcazioni.
È Fabio Comparato, 45 anni, sposato con due figli.
Fin da bambino correva fuori dal cantiere per vedere sfrecciare sull’acqua le barche del raid Pavia – Venezia. La sua passione per il mare e, soprattutto, per la velocità, lo spingono a provare: è il 1983. In 26 anni di corse, ne ha tagliati molti di traguardi, e tante volte lo ha fatto mettendo tutti dietro a sé.
Fabio vanta un curriculum eccezionale. Nella sua carriera ha ottenuto sette titoli mondiali, sette europei, sei campionati italiani, oltre a una montagna di record.
Nel 1983 si costruisce da solo una imbarcazione per partecipare al raid Pavia – Venezia.
«Lavorammo tanto per preparare la barca – racconta Fabio – e oltre al raid ho partecipato al campionato italiano nella categoria T750, con uno scafo a carena tradizionale, motorizzato con un fuoribordo da 60 cavalli». Se il buongiorno si vede dal mattino, una carriera fantastica stava per sorgere. Nella sua prima gara Fabio arriva secondo.
Già dall’anno successivo cominciarono ad arrivare i primi successi. «Decisi nel 1984 di partecipare al campionato mondiale della stessa categoria, e lo vinsi. Mi aggiudicai anche il Trofeo Alberto Riva come campione del mondo più giovane».
Il primo titolo mondiale è stato solo l’inizio della sua lunga carriera che ancora oggi lo vede battagliare tra i primi.
Il campionato del mondo più prestigioso lo vinse nel 2002 nella categoria F2 a Corfù.
«Sono stato l’unico pilota italiano ad aver vinto questo titolo. poi sono passato nella massima categoria della motonautica, la F1 boat. Il mio miglior risultato finora è stato uno splendido terzo posto nella classifica generale».
Comparato cura da solo i propri scafi e i propri motori. È l’unico pilota della Formula 1, che è anche meccanico. E se ne vanta.
«Questo per me è un vantaggio perché non ho bisogno di preparatori esterni e tutte le modifiche che faccio sulla barca le conosco solo io. Gli scafi che utilizzo – prosegue il pluricampione del mondo – sono di tipo catamarano, motorizzati con fuoribordo Mercury. Significa che dietro di me ho 400 cavalli. Viaggio sul pelo dell’acqua a 235 chilometri all’ora».
Il proprio talento naturale, Fabio lo ha trasmesso anche al figlio più piccolo, Alberto, di 12 anni, che adesso corre nella categoria JT250. Il figlio ha dietro di sé solo 15 cavalli, ma sfreccia a oltre 70 chilometri orari.
«Alberto è tutto suo padre, ha la stoffa da campione – spiega con orgoglio il padre –. In lui rivedo la passione che io avevo da giovane. Finora ha ottenuto un secondo posto nel campionato interregionale, ha vinto due gare di JT250 del il campionato italiano giovanile a maggio». Le premesse ci sono. Fabio rischia di bere le onde della barche del figlio.








