CHIOGGIA - Enrico Zennaro, chioggiotto non ancora trentenne, partito dal Circolo nautico, ora regata duecento giorni all’anno nei mari di tutto il mondo. Sognando la Coppa America.
I riti scaramantici non fanno per lui. Le superstizioni degli atleti e degli artisti men che meno. Anzi, Enrico Zennaro, campione di vela, è partito tutt’altro che col vento in poppa.
«I primi ricordi che ho di me in barca a vela sono coi i miei genitori. Si usciva molto spesso con la barca – mio padre ne possiede tutt’ora una –. Facevamo le vacanze in Croazia. Io mi mettevo sul tender e con un ombrello aperto facevo la vela». Roba da far rabbrividire perfino un neofita. Provate a salire in barca con un ombrello: vi butteranno a mare. Invece i genitori di Enrico un ombrello ce lo tenevano e lui ci giocava. Ed è diventato un professionista. A 29 anni è uno dei tattici più quotati del mondo e sogna l’America’s Cup.
È vero che hai fatto dei provini?
«Sì, con l’equipaggio sudamericano della Shosholoza. Il pozzetto è quasi tutto italiano. Sono fiducioso…».
Dal tender con l’ombrello alla Coppa America. Ma come hai cominciato?
«Avevo sette anni quando ho frequentato il mio primo corso di vela, al Circolo Nautico di Chioggia, con l’optimist prima e con la classe laser poi. Il mio maestro, Franco Corazza, è stato un faro per me, e siamo ancora molto legati».
Da quel primo corso, Enrico il vento in poppa ce l’ha avuto sempre. Campione zonale di classe laser per quattro anni, è entrato a far parte della Squadra Nazionale Italiana dal 2000 al 2004 e, nel 2000, da militare, nel Gruppo Sportivo della Marina. Oggi si dedica al professionismo, a tempo pieno. I risultati più prestigiosi li ha ottenuti con la vittoria alla preolimpica di Atene 2001, nel Campionato del mondo IMS Corintian 2004, al Giro d’Italia a vela 2006 e al Campionato del mondo Mumm30 2007.
Sei anche iscritto all’Associazione medaglie d’oro al valore atletico. È tutto merito tuo o c’è qualcuno dietro questo successo?
«La mia famiglia ha avuto un ruolo molto importante. I miei mi hanno fatto conoscere il mare e la vela perché era una loro passione, ma studiare è stata una mia scelta. Loro non mi hanno spinto, ma mi hanno sempre lasciato fare. E non hanno mai smesso di sostenermi».
Le barche, i Zennaro, ce le hanno nel sangue. Il papà, oggi in pensione, ha lavorato una vita come disegnatore navale per Fincantieri e il fratello, di otto anni più piccolo, sulle barche ci monta le apparecchiature elettroniche. La fidanzata, invece, con il mare c’entra poco. Se non fosse che è veneziana…
«Elisabetta conduce una vita del tutto diversa dalla mia, fa l’architetto. Che era anche un mio sogno, tra l’altro. Finite le superiori (Enrico si è diplomato perito edile all’Itis Righi, ndr) avrei voluto iscrivermi ad architettura. Ma la vela ti richiede una dedizione completa, così ho dovuto tagliare molti altre passioni. Sono in barca 200 giorni all’anno e quelli che restano sono impegnati negli spostamenti e in qualche breve vacanza». Duecento giorni in mare. Da un ingaggio all’altro, da un pozzetto all’altro, da una parte all’altra del mondo: ti pesa?
«Ci sono momenti di esaltazione e delusioni, come in ogni mestiere. Ci sono anche delle forti incertezze, per esempio i contratti di ingaggio durano solo sei mesi, e le regate facilmente possono saltare perché dipendono dai finanziatori. Si vive un po’ alla giornata. Ma tutto sommato credo che la vela sia uno sport che gode di buona salute, e i professionisti italiani sono molto quotati e richiesti nei circuiti internazionali. Questo lavoro lo farò per sempre!».
Perché ti vogliono? Qual è la dote che più ti viene riconosciuta?
«Diciamo che sono abile negli aspetti logistici. Il mio ruolo è quello di tattico o di timoniere, ma curo l’organizzazione del pozzetto in maniera globale. Mi piace mettere d’accordo le persone, capire le loro esigenze in modo che tutto funzioni bene, dal ritrovo alle prove alle gare».
Con una vita in mare, le vacanze le farà in montagna, vien da pensare. Macché... sempre mare, e mare...
«Infatti! D’estate continuo a fare vacanze in Croazia, in barca, ospite di amici. Quando lavoro vivo il pozzetto in un modo, ma quando sono in vacanza mi rilasso. Lascio fare agli altri, anche se ovviamente mi chiedono sempre di tutto!».
E quando sbarchi, dove preferisci posare i piedi a terra?
«A Chioggia, sempre. Qui c’è la mia famiglia, qui ci sono i miei amici, coi quali esco senza troppo parlare della regate».
E una barca che ti aspetta ce l’hai?
«Per quanto possa sembrare strano, non possiedo una barca! Non avrei il tempo per accudirla. E poi amo troppo le barche per averne solo una!».








