Cavarzere - Andrea Garbo, un cavarzerano divenuto un Genio. Dagli Slowtime Mondays ai Mastica, dai Jennifer Gentle fino, appunto, a Il Genio (qualcuno ha detto “Pop porno”?), Andrea, 29 anni, ha bruciato in una decina d’anni, con perseveranza e talento, una carriera partita dalla periferia del Veneziano e giunta oramai sui palchi internazionali.
Prima che come musicista, volevo chiederti della tua formazione nelle arti plastiche, pittura e grafica.
«Ho ereditato da mia madre una certa sensibilità artistica: a scuola avevo una naturale dimestichezza nel disegno e così scelsi il liceo artistico anziché un istituto tecnico o chessò io... Fortunatamente mio padre non mi ha mai imposto di diventare “questo” o “quello”, e terminato il liceo m’iscrissi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, corso di Pittura. Formidabile. Tra i ragazzi c’era gran fermento e spontaneità, le tasse costavano poco e potevi ancora frequentare senza possedere un PC portatile. Ora è da un po’ che non mi dedico più alla pittura ma il mio approccio non è mai mutato, applico alla musica la stessa manualità, se si vuole, immaginifica che mi ha sempre ispirato».
Nella musica da dove sei partito, e quali sono stati i tuoi ascolti essenziali?
«Non saprei essere essenziale, ma penso a che vita grama sarebbe stata la mia senza Dylan, Beatles, David Crosby, Muddy Waters, Peter Green... Vedi, il fatto è che quando sei un ragazzino e stai crescendo e saltabecchi tra un dubbio e un’incertezza, la scoperta che non esiste un solo modo per stare al mondo, una sola realtà, un solo mondo, diventa un’arma salvifica. Debbo ringraziare il Rock’n’Roll che, con la sua presunta rozzezza, sa compiere magie».
Mi racconti com’è che dalla provincia veneta sei finito a girare gli Stati Uniti d’America?
«Più che dalla provincia, dalla campagna veneta. Dividevo le mie esperienze tra Rovigo e Venezia ma fu a Chioggia che trovai una sorta di seconda casa. Alberto Boscolo Agostini e Carlo De Bei sono due musicisti di rara autenticità dai quali poter imparare e in quegli anni divennero due dei miei più cari amici. Fu Carlo a presentarmi a un altro grande talento clodiense: Manuel Varagnolo. Finimmo per suonare insieme, fino al tragico incidente con il fratello Johnny, la notte in cui persero la vita entrambi (il 5 febbraio 2005, NdR). Fu dopo un concerto, suonavamo in Friuli e fui l’ultimo a vederli. Non voglio dilungarmi ma quel lutto per me rappresentò lo spartiacque. Questa e altre faccende personali concomitanti mi buttarono al tappeto. Qualche mese dopo con una Renault 4 rossa raggiunsi i Mastica, ai quali serviva una chitarra. Fu mentre incidevo coi Mastica nello studio di Marco Fasolo che questi mi chiese di unirmi ai Jennifer Gentle. Ed eccomi negli Stati Uniti per un tour di 43 date in 30 stati per la durata di un mese e mezzo dentro un furgone che ha percorso la bellezza di 16 mila chilometri. Seattle, San Francisco, Los Angeles, Houston, New Orleans, Washington, Philadelphia, New York, Chicago, Kansas City, Denver... Un sogno a occhi aperti. Ho calcolato che nei venti mesi che ho passato con loro ho preso più biglietti aerei di quanti non ne avessi mai presi per il bus...».
Sei ora “organico” de Il Genio, band che sta affrontando e forse un poco subendo un importante successo commerciale. Come ti ci trovi?
«Mi ci trovo bene senz’altro, conoscevo Gianluca e Alessandra da prima del clamore mediatico, sono persone trasparenti e generose e dietro a loro c’è un’équipe solida e determinata, che non ama parlare a vanvera. Io e Paolo Mongardi (batterista de Il Genio ed ex Jennifer Gentle, NdR) usciamo da una situazione managerialmente e umanamente carente se non castrante, è quindi comprensibile che questo ingaggio rappresenti una boccata d’aria fresca. Al momento non ho altri progetti tranne quello di migliorare. Life is just beginning, la vita è solo all’inizio, dice sempre un mio amico».








