CAVARZERE - Custode della memoria storica di Cavarzere. Così potremmo definire il maestro Carlo Baldi, 71 anni, autore negli ultimi vent'anni di numerose opere che hanno contribuito a far riscoprire la storia del suo paese. Una storia che risulta ai più conosciuta solo a livello superficiale, se non del tutto ignota. Eppure Cavarzere, stando ai testi scrupolosi e documentati di Baldi, sembra aver ben poco da invidiare alla storia di cittadine vicine come Chioggia, che ha avuto la “fortuna”, di conservare quasi in toto i documenti d'archivio che qui sono andati perduti anche per infausti eventi storici come le distruzioni belliche del secondo conflitto mondiale, che hanno valso a Cavarzere il titolo di “Seconda Cassino”.
Maestro Baldi, come è nato l'interesse per la storia di Cavarzere?«Tutto è nato un pomeriggio di 25 anni fa quando mi sono trovato a visitare ad Adria una mostra relativa ai manifesti napoleonici del 1797, anno in cui è caduta la Repubblica di Venezia. Guardando con occhio attento quei manifesti mi sono imbattuto su alcune citazioni relative al paese di Cavarzere. Da lì è partita la mia ricerca storica che continua ancora oggi».
Quali sono state le maggiori difficoltà nel reperire fonti e documenti su Cavarzere e il suo territorio?
«Basti pensare che a metà del secolo scorso il testo di riferimento sulla storia di Cavarzere era, ancora, quello di Carlo Bullo Cavarzere e il suo territorio. Un libro risalente al 1862, e altre pubblicazioni più recenti non ne esistevano. Ho dovuto affidarmi allora esclusivamente al mio lavoro di ricerca negli archivi di Stato di Venezia, Padova e Rovigo e in quelli comunali di Adria e Chioggia per colmare un profondo vuoto storiografico. Il risultato di questa incessante ricerca lo si vede sin dal mio primo lavoro Luglio 1809. Cavarzere e i briganti, testo pubblicato nel 1984 che riserva ancora oggi una lettura documentata di una delle pagine più complesse della storia cavarzerana: quella, cioè, del brigantaggio polesano del primo 800, fatto storico contemporaneo a vicende di ben più ampia portata che hanno visto il Veneto conteso tra la Repubblica di Venezia, il governo austriaco e le truppe napoleoniche».
Quale delle sue opere è quella che più ha scavato sulla storia del paese di Cavarzere?
«Leggendo il testo di Carlo Bullo mi ero accorto che vi era un salto temporale abbastanza evidente che gettava nel dimenticatoio alcuni secoli di storia. La passione per la storia sociale del mio paese e per i personaggi che hanno fatto la storia di Cavarzere mi ha portato ad andare a coprire quel vuoto lasciato da Bullo. Il risultato è stato il testo Cavarzere giacente humile fra palustri canne, pubblicato nel 2003, che raccoglie tre secoli di storia e cronaca dal XVI al XVIII secolo».
Cosa l'ha colpita di più della storia di Cavarzere e dei suoi abitanti?
«C'è sempre stato un legame tra i cavarzerani e l'ambiente circostante. Un ambiente povero, che ti fa comprendere anche quel vuoto culturale, ovvero la mancanza di pubblicazioni, che ha contraddistinto per secoli il paese di Cavarzere, paese che, comunque, ha sempre cercato di mantenere una sua autonomia all'interno della Repubblica di Venezia. I signori locali, tanto per fare un esempio, non erano tanto favorevoli ad accettare le condizioni dettate dal Doge. Si faceva un po' buon viso a cattivo gioco, nel senso che i cavarzerani erano determinati a inserire nei luoghi che contavano persone del luogo. Da notare inoltre che l'attrito con la vicina Chioggia è storicamente documentato e legato a questioni di confine territoriale».
Ci può anticipare quale sarà largomento del suo prossimo lavoro?
«L'ultima mia scoperta è Adele Albieri (1877-1964), una scrittrice cavarzerana, maestra, che ha collaborato al Corriere dei Piccoli e alla Domenica del Corriere redigendo, inoltre, numerosi testi di narrativa per ragazzi, conservati anche in biblioteche fuori Italia. Uno dei suoi libri più fortunati è stato Cristoforo Colombo alla scoperta dell'America edito da Paravia».








